Scheffler L, Sauermann Y, Zeh G, Hauf K, Heinlein A, Sharapa C, Buettner A. Metabolites. 2016 Jun 6;6(2). 

 

 

Le scelte alimentari della madre durante la gravidanza e l’allattamento possono influenzare le successive abitudini alimentari del lattante/bambino.

Da studi basati sulle osservazioni di madri che allattano, è emerso che l’assunzione materna di aglio, birra o succo di carota può cambiare l’odore del latte materno, influenzando di conseguenza il numero e la qualità delle poppate del lattante. Attualmente, però, le basi molecolari e fisiologiche di questo cambiamento di odore risultano complesse e non ancora pienamente comprese.

Il potenziale trasferimento di aromi nel latte materno sembra dipendere da diversi fattori; esempi sono: il contenuto di grassi nel latte o i processi di assorbimento nel tratto gastrointestinale.

Studi basati su valutazioni sensoriali e analisi chimiche, non hanno riscontrato evidenze circa il trasferimento di sostanze odorose provenienti da alimenti a base di tè  o olio di pesce all’interno del latte materno. E’ da sottolineare, comunque, che tali sostanze vengono sottoposte a processi metabolici, come l’ossidazione, prima di arrivare nel latte materno.

Ad oggi non sono mai state studiate, da un punto di vista molecolare, le potenziali capacità di modificare le proprietà aromatiche del latte materno da parte di aromi contenenti lo zolfo (presenti ad esempio nell’aglio). Sostanze che non sono presenti in elevate quantità nella dieta, ma che hanno una “potenza odorosa” estremamente elevata.

Gli obiettivi principali di questo recente lavoro sono:

  • determinare se l’ingestione di aglio (in quantità abituali) da parte delle nutrici influenza l’odore complessivo del latte materno;
  • identificare le molecole potenzialmente responsabili del cambiamento di odore del latte materno e analizzare (quantificandolo) il loro trasferimento temporale all’interno del latte.

Dunque, per la prima volta è stato studiato l’odore del latte materno, dopo l’ingestione di aglio crudo in concentrazioni alimentari abituali da parte di madri che allattavano, analizzandolo sia sensorialmente, grazie ad un gruppo di personale addestrato, sia chemio-analiticamente, utilizzando la gas-cromatografia/spettrometria di massa/olfattometria (GC-MS/O).

La valutazione sensoriale da parte di esperti ha rivelato un chiaro odore di aglio o simil-cavolo nel latte materno circa 2,5 ore dopo il consumo di aglio, confermando, quindi, i risultati di precedenti studi che si basavano su dati osservazionali.

Le analisi GC-MS/O hanno confermato la presenza di metaboliti aglio-derivati ​​nel latte materno, e cioè di allil metil solfuro (AMS), allil metil solfossido (AMSO) e allil metil sulfone (AMSO2). Tra questi, solo l’AMS è stato osservato avere un odore agliaceo mentre gli altri due metaboliti erano inodori. Ciò ha dimostrato che il cambiamento di odore nel latte umano non è correlato a un trasferimento diretto delle molecole odorose dell’aglio, ma deriva piuttosto da un singolo metabolita. La formazione di questi metaboliti non è del tutto chiara ma AMSO e AMSO2 sono probabilmente formati dall’ossidazione dell’AMS nel corpo umano. Pertanto, il passaggio di una sostanza odorosa nel latte materno non riflette necessariamente la composizione chimica del profumo originale presente negli alimenti assunti con la dieta, com’era stato comunemente proposto negli studi precedenti. Inoltre si è visto come i tassi di escrezione di questi metaboliti nel latte materno sono fortemente dipendenti dal tempo, con grandi differenze interindividuali.

Questi risultati ampliano, quindi, la comprensione e conoscenza dei processi fisiologici che si verificano nel corpo materno e di come le scelte dei bambini vengono influenzate dalla dieta materna, sia su base sensoriale che molecolare.

Ulteriori studi sono necessari sia per definire meglio il ruolo di altri metaboliti volatili, in grado di modificare l’odore del latte materno, sia per chiarire meglio il potenziale impatto fisiologico che i metaboliti dell’aglio presenti nel latte materno possano avere nell’influenzare il lattante nelle sue scelte alimentari future.

a cura di Elvira Verduci