Michael R. Perkin, Ph.D., Kirsty Logan, Ph.D., Anna Tseng, R.D.,
Bunmi Raji, R.D., Salma Ayis, Ph.D., Janet Peacock, Ph.D., Helen Brough, Ph.D., Tom Marrs, B.M., B.S., Suzana Radulovic, M.D., Joanna Craven, M.P.H., Carsten Flohr, Ph.D., and Gideon Lack, M.B., B.Ch., for the EAT Study Team; NEnglJMed2016;374:1733-43


 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento al seno esclusivo nei primi 6 mesi di vita per poi introdurre gradualmente una dieta complementare[1]. Numerosi studi hanno dimostrato che l’introduzione tardiva di alimenti particolarmente allergenici può favorire, anziché ridurre, lo sviluppo di allergie, tanto che sono state ritirate alcune linee guida d’importanti istituzioni sanitarie o di autorevoli società scientifiche che raccomandavano l’introduzione ritardata degli alimenti più allergenici[2],[3],[4],[5].

Studi recenti suggeriscono che l’introduzione precoce di arachidi, uova, o latte vaccino può prevenire lo sviluppo di allergie a questi alimenti[6],[7],[8]. Quanto riportato in letteratura rende non agevole la scelta del pediatra sui tempi di introduzione dei cibi più allergenici nella dieta dei lattanti allattati al seno.

Gli autori di questo trial, denominato Enquiring about Tolerance (EAT), hanno valutato se l’introduzione a 3 mesi di età di più alimenti particolarmente allergenici (arachidi, uovo di gallina cotto, latte di mucca, sesamo, pesce bianco, e frumento) nella dieta dei lattanti allattati al seno potesse costituire un fattore di protezione contro lo sviluppo di allergie alimentari.

 

Metodi

Sono stati reclutati, dalla popolazione generale, 1303 lattanti di 3 mesi di età esclusivamente allattati al seno, assegnati in modo casuale alla rapida introduzione di sei alimenti allergenici (arachidi, uovo cotto, latte di mucca, sesamo, pesce bianco, e grano: “gruppo di introduzione precoce” – GIP) o a un’esclusiva alimentazione al seno per circa 6 mesi (“gruppo di introduzione standard” – GIS). L’esito primario era un’allergia alimentare a uno o più dei sei alimenti tra 1 e 3 anni di età.

 

Risultati

L’analisi Intention-to-Treat ha evidenziato lo sviluppo di allergia alimentare nel 7,1% dei soggetti presenti nel GIS (42 su 595 partecipanti) a uno o più dei sei alimenti introdotti, e nel 5,6% di quelli nel GIP (32 di 567) (P = 0,32). Nell’analisi Per-Protocol, la prevalenza di qualsiasi allergia alimentare è stata significativamente inferiore nel GIP rispetto al GIS (2,4% vs 7,3%, p = 0,01), così come la prevalenza di allergia alle arachidi (0% vs 2,5%, p = 0,003) e allergia all’uovo (1,4% vs 5,5%, p = 0,009); non ci sono state differenze significative rispetto al latte, sesamo, pesce, o grano. Il consumo di 2 g per ogni settimana di arachidi o di proteine del bianco d’uovo è stato associato a una prevalenza significativamente minore di queste allergie rispetto a quanti ne consumavano minori quantità. L’introduzione precoce di tutti e sei gli alimenti non è stata facilmente raggiunta, ma si è mostrata sicura.

 

Conclusioni, discussione e commenti

Secondo l’analisi Intention-to-Treat, l’introduzione precoce di alimenti allergenici nello studio EAT non ha prevenuto lo sviluppo di allergia rispetto a quanto si evidenziava nei pazienti presenti nel GIS. Nell’analisi Per-Protocol, invece, c’è stato un significativo minor rischio relativo  (0.33)  di allergia alimentare complessiva nel GIP (95% CI, 0.13 to 0.83; P = 0.01), e in questo gruppo la prevalenza di allergia alimentare era del 67% più bassa rispetto al GIS. Inoltre, sempre nel GIP e con l’analisi Per-Protocol, sono stati osservati rischi di allergia alle arachidi e all’uovo significativamente più bassi rispetto al GIS (P = 0,003 e P = 0,009, rispettivamente). L’efficacia della scelta alimentare era legata sia alla durata del consumo dell’alimento specifico sia alla quantità di cibo consumato tra 3 e 6 mesi di età.

Lo studio ha evidenziato che l’introduzione precoce di alimenti allergenici è stata una procedura sicura, non si è avuto nessun caso di anafilassi e conseguenze negative sulla durata dell’allattamento al seno o sulla crescita. Tuttavia, poiché non è stata trovata una minor prevalenza di allergia complessiva e allergia ad arachidi ed uovo con l’analisi Intention To Treat, non si possono trarre conclusioni.

Il consumo di uovo cotto ha favorito lo sviluppo di tassi più bassi (di circa il 49%) di skin-prick test positivi al bianco d’uovo crudo o all’estratto d’uovo. I dati riportati nello studio suggeriscono che l’introduzione di uovo cotto potrebbe essere una strategia più sicura, utile per la prevenzione.

Così come già descritto in letteratura, le allergie alimentari sono state più frequenti tra i lattanti che presentavano eczema rispetto a quelli senza. L’adesione al protocollo di studio è stata significativamente più bassa tra i partecipanti al GIP che erano di colore o presentavano eczema rispetto a quelli presenti nel GIS. L’aderenza è stata inferiore nei casi in cui i genitori del GIP percepivano la comparsa di sintomi nei loro piccoli.

Una delle debolezze metodologiche di tale studio è stato infatti il basso tasso di aderenza al protocollo di studio da parte dei soggetti presenti nel GIP, il 42.8% (208 su 486 arruolati), rispetto a quelli presenti nel GIS, ove il 92,9% (524 su 564 soggetti arruolati) ha terminato lo studio.

In conclusione, questi dati rendono  la strategia dell’introduzione precoce nella dieta di cibi allergenici ancora non sufficientemente provata e di dubbia applicazione pratica, sebbene essa non sembri determini conseguenze negative sui tassi di allattamento al seno e sulla salute. Nuovi studi sono necessari perché lo svezzamento precoce con alimenti potenzialmente allergizzanti entri a far parte nella consuetudine clinica, ancora adesso l’allattamento al seno esclusivo per 6 mesi resta il consiglio più condivisibile.

 

Bibliografia

[1][1] World Health Organization. The optimal duration of exclusive breastfeeding: report of an expert consultation. Available at: www.who.int/nutrition/publications/optimal_duration_of_exc_bfeeding_report_ eng.pdf.

[2] Committee on Toxicity of Chemicals in Food, Consumer Products and the Environment. Peanut Allergy.  London: Department of Health, 1998 (http://cot.food.gov.uk/cotreports/cotwgreports/cotpeanutallergy)

[3] Committee on Toxicity of Chemicals in Food, Consumer Products and the Environment. Statement on the review of the 1998 COT recommendations on peanut avoidance. 2008 (http://cot.food.gov.uk/cotstatements/cotstatementsyrs/cotstatements2008/cot200807peanut)

[4] American Academy of Pediatrics, Committee on Nutrition. Hypoallergenic Infant Formulas. Pediatrics 2000; 106: 346-9

[5] Greer FR, Sicherer SH, Burks AW. Effects of early nutritional interventions on the development of atopic disease in infants and children: the role of maternal dietary restriction, breastfeeding, timing of introduction of complementary foods, and hydrolyzed formulas. Pediatrics 2008; 121: 183-91

[6] Du Toit G, Katz Y, Sasieni P, et al. Early consumption of peanuts in infancy is associated with a low prevalence of pea- nut allergy. J Allergy Clin Immunol 2008; 122:984-91

[7] Koplin JJ, Osborne NJ, Wake M, et al. Can early introduction of egg prevent egg allergy in infants? A population-based study. J Allergy Clin Immunol 2010;126: 807-13

[8] Katz Y, Rajuan N, Goldberg MR, et al. Early exposure to cow’s milk protein is protective against IgE-mediated cow’s milk protein allergy. J Allergy Clin Immu- nol 2010;126(1):77-82.e1

 

Renato Vitiello
Direttore UOC di Pediatria e Neonatologia
P.O. “S. Anna e SS. Madonna della Neve”
Boscotrecase (NA)