La promozione dell’allattamento al seno e la demedicalizzazione dell’assistenza alla coppia mamma-bambino dopo il parto sono argomenti di grande interesse, ma anche oggetto di notevoli controversie.

I benefici del pelle a pelle in sala parto sono ben riconosciuti e superano l’aspetto affettivo e la promozione dell’allattamento al seno, potendo condizionare positivamente il microbiota intestinale del bambino e la sua salute futura. Eppure negli ultimi anni si è molto sottolineata la necessità che il pelle a pelle sia condotto in maniera sicura, evitando le posizioni asfissianti del neonato, la disattenzione del personale sanitario o dei familiari.

Anche sul rooming-in vi è un certo consenso, ma sono note allo stesso tempo le perduranti difficoltà di implementazione e di mantenimento dello standard ed i timori sulle cadute del neonato dal letto in regime di bedding-in e ancora la paura della SUPC.

L’esigenza resta quella di coniugare il pelle a pelle ed il rooming-in, che bisogna ricordare rappresentano anche 2 dei 10 passi dell’Iniziativa Ospedale Amico del Bambino, con un’assistenza neonatologica di qualità, che deve tener conto di certi rischi potenzialmente connessi a queste 2 buone pratiche.

La Task Force sulla SIDS dell’Accademia Americana di Pediatria è appena uscita con una puntualizzazione sulla sicurezza del pelle a pelle e del rooming-in (1)

A dire il vero il panel di esperti non propone nulla di nuovo, a parte un incremento del personale sanitario dedicato a supervisionare le pratiche, consiglio poco calabile oggigiorno nei nostri ospedali italiani, ancora poco inclini alla riorganizzazione e riallocazione delle risorse in ambiti giudicati prioritari.

Il dibattito su sicurezza del pelle a pelle e del rooming-in si è svolto recentemente in Italia (2) sia in ambito della SIN (vedi il protocollo contro la SUPC scaricabile dal sito SIN), sia in ambito SIP (sono infatti in uscita le nuove linee guida per la ALTE anche nel primo mese di vita).

L’AAP nel paper su Pediatrics cita i fattori di rischio in particolare del pelle a pelle, indica le attenzioni da seguire per ridurre in particolare di SUPC, ma non promuove uno schema preciso. La motivazione è che nessuno degli schemi di controllo disponibili, fra i quali quello dell’IRCCS Burlo di Trieste (2), ha una documentata evidenza di ridurre la SUPC.

Al momento però non possiamo restare inerti. L’invito è quindi quello di utilizzare comunque una di queste griglie, intendendole come provvisorie best practices, in attesa del risultato di studi, che potrebbero essere condotti utilmente e con soddisfazione anche nel nostro paese.

Riccardo Davanzo

Bibliografia

  1. Feldman-Winter L, Goldsmith JP; COMMITTEE ON FETUS AND NEWBORN; TASK FORCE ON SUDDEN INFANT DEATH SYNDROME. Safe Sleep and Skin-to-Skin Care in the Neonatal Period for Healthy Term Newborns. 2016 Sep;138(3). pii: e20161889. doi: 10.1542/peds.2016-1889. Epub 2016 Aug 22.
  2. Davanzo R, De Cunto A, Paviotti G, Travan L, Inglese S, Brovedani P, Crocetta A, Calligaris C, Corubolo E, Dussich V, Verardi G, Causin E, Kennedy J, Marrazzo F, Strajn T, Sanesi C, Demarini S. Making the first days of life safer: preventing sudden unexpected postnatal collapse while promoting breastfeeding. J Hum Lact. 2015 Feb;31(1):47-52. doi: 10.1177/0890334414554927. Epub 2014 Oct 22.