Spiegler JPreuß MGebauer CBendiks MHerting EGöpel WGerman Neonatal Network (GNN)German Neonatal Network GNN.  J Pediatr. 2016 Feb;169; Epub 2015 Nov 25.

 

 

Il latte materno svolge un’azione preventiva nei confronti di alcune malattie con benefici rilevabili sia a breve che a lungo termine. I neonati pretermine, soprattutto se di età gestazionale inferiore alle 32 settimane (VLBW), sono particolarmente a rischio di sviluppare complicanze connesse alla prematurità.  Una tra queste è la displasia broncopolmonare (BPD), che ha esiti sulla funzionalità polmonare anche a lungo termine. I rischi riguardano non solo l’insufficienza respiratoria nei casi di particolare gravità, ma anche lo sviluppo di asma ed ipereattività bronchiale, i disturbi respiratori del sonno e l’ipertensione polmonare.

Pochi studi randomizzati controllati sono stati eseguiti per ricercare gli effetti del latte materno sullo sviluppo della BPD, ma tutti ne hanno evidenziato le caratteristiche protettive. Il latte di mamma ha proprietà antiossidanti che possono proteggere i neonati VLBW affetti da BPD dallo stress ossidativo legato alla somministrazione di ossigeno, spesso necessario per mantenere normali i valori di saturazione. D’altra parte, l’alimentazione con latte materno può associarsi ad un ridotto trend di crescita extrauterino e quindi a uno sviluppo polmonare non ottimale. In un articolo recente pubblicato su Journal of Pediatrics, condotto in maniera multicentrica nel 2013, sono stati studiati 1433 VLBW reclutati in 48 centri neonatali tedeschi,  di cui 223 alimentati esclusivamente con latte umano e 239 esclusivamente con latte di formula. L’ipotesi di partenza è che l’alimentazione con latte materno si associ ad un minor numero di complicanze a genesi infiammatoria. I dati dello studio hanno mostrato come l’incidenza di BPD nei neonati VLBW risulti maggiore tra coloro che sono alimentati esclusivamente con latte di formula rispetto a coloro che sono allattati esclusivamente con latte materno (incluso quello di donna donato)(OR 2.6).  Tutto ciò nonostante il fatto che, alla dimissione, mostrino un peso minore di coloro che sono alimentati con la formula (media (Q1-Q3):formula-0.90(-1.4 to [-0.50]) vs allattamento al seno -1.1(-1.7 a [-0.6])).  Quindi, nonostante una minore crescita ponderale (probabilmente per un minor intake calorico e/o proteico) rappresenti un fattore favorente la broncodisplasia, in questi neonati è avvenuto il contrario.  In questo stesso lavoro viene anche confermata l’azione protettiva del latte materno nei confronti della retinopatia del pretermine, ma soprattutto dell’enterocolite necrotizzante, in quanto  il rischio di sviluppare tali affezioni nei neonati allattati con formula risulta aumentato (OR, rispettivamente, 1.80 e 12.6). Lo sviluppo di emorragia intraventricolare non ha invece mostrato differenze statisticamente significative.

Il latte materno si conferma essere il miglior alimento per i neonati, soprattutto se di peso molto basso e la  prevenzione messa in atto con il suo apporto ha grande importanza in quanto può influire sullo stato di salute non solo in età infantile ma anche in quella adulta.

 

Guglielmo Salvatori e Silvia Foligno

Terapia Intensiva Neonatale
Dipartimento di Neonatologia Medica e Chirurgica
Ospedale Bambino Gesù – IRCCS-Roma