Renato Vitiello Direttore UOC di Pediatria e Neonatologia P.O. "S. Anna e SS. Madonna della Neve" Boscotrecase (NA)

Renato Vitiello
Direttore UOC di Pediatria e Neonatologia
P.O. “S. Anna e SS. Madonna della Neve”
Boscotrecase (NA)

Il messaggio che il latte materno favorisca lo sviluppo neurologico, diminuisca il numero di infezioni e, con molte probabilità, costituisca un fattore di protezione contro obesità e diabete non è nuovo ma, purtroppo, non aiuta come vorremmo alla diffusione dell’allattamento al seno.  In Italia, sebbene i dati epidemiologici siano frammentari e non raccolti in modo organico, le mamme allattano al seno in modo esclusivo in media solo per 4,1 mesi, non raggiungendo l’obiettivo minimo dei 6 mesi consigliato dalle società scientifiche e dall’OMS; dati simili di diffusione si hanno anche negli altri paesi occidentali[1],[2],[3],[4]. Ciò ha costi importanti in termini di salute, non solo nei paesi a basso e medio reddito, ma anche in popolazioni ad alto reddito e in società del primo mondo, per la perdita dei benefici life course legati a un prolungato allattamento al seno. La recente Lancet Series on breastfeeding ha mostrato come numerosi studi epidemiologici e di biologia comprovano che la decisione di non allattare un bambino ha importanti effetti a lungo termine sul benessere, l’alimentazione, e lo sviluppo del bambino, oltre che sulla salute delle donne, a prescindere dal reddito e dalle caratteristiche sociali delle popolazioni oggetto di studio, sebbene con alcune differenze[5]. Tali costi costituiscono una notevole fardello per il bilancio della nostra Sanità, per cui corriamo il rischio, per curare malattie che potrebbero essere meno frequenti con una corretta alimentazione e con migliori stili di vita, di non poter più sostenere un Sistema Sanitario che tutti ci invidiano. Si è calcolato che solo un aumento di 10 punti percentuale dell’allattamento esclusivo al seno fino a 6 mesi determinerebbe negli Stati Uniti una riduzione di spesa per la sanità di almeno 312.000.000 $[6], pari a un risparmio di circa 60.000.000 € per un paese come l’Italia.

Probabilmente sono da migliorare alcune strategie delle campagne di diffusione dell’allattamento al seno se non si riescono a modificare in modo rilevante alcune ben radicate convinzioni o fenomeni sociali che ostacolano l’avvio di una corretta alimentazione. Il successo della protezione, promozione e sostegno dell’allattamento al seno ha bisogno di misure a vari livelli, di direttive giuridiche e politiche a favore delle famiglie e delle donne lavoratrici, di azioni di supporto di genere per garantire pari valore alla gravidanza e all’allattamento e completare così il ciclo riproduttivo come avviene per tutti i mammiferi.

E’ importante offrire ancora evidenze sull’importanza del latte umano nell’alimentazione del neonato e del lattante, compito questo anche e soprattutto delle Società Scientifiche, e dimostrare che i benefici sono non solo per le popolazioni a basso e medio reddito, come avviene nei paesi del terzo mondo, ma anche tra quelle a reddito elevato e nei paesi a economia più sviluppata come l’Italia.

L’allattamento materno deve diventare un valore riconosciuto dalla società, è necessario diffondere la consapevolezza che esso rappresenta non una scelta di una singola mamma per un singolo bambino, bensì un vantaggio per l’intera collettività. In questa società ideale, quando si parlerà di allattamento, ognuno dovrà immaginare un bambino attaccato al seno e non a un biberon.

I benefici di una corretta alimentazione si godono a distanza di molti anni e, a differenza ad esempio delle vaccinazioni, alla politica può sembrare meno redditizio investire in questo campo. Il successo delle politiche per l’allattamento risultano ancora più difficili, inoltre, perché le stesse autorità sanitarie non trovano, in questo caso, l’industria come alleata,  così come capita in altre occasioni dove c’è un ritorno economico per la vendita di farmaci o presidi elettromedicali. Per questo è importante che sia le associazioni culturali che le stesse società scientifiche svolgano funzioni di supporto più stringenti per ogni politica a favore dell’allattamento materno.

Argomento non secondario è l’attenta e puntuale applicazione del Codice Internazionale di Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno (Codice), al fine di evitare o ridurre eventuali interferenze legate a operazioni di marketing o messaggi pubblicitari di prodotti dell’allattamento o di biberon e tettarelle, quando non ideali a una corretta informazione del pubblico. L’industria del baby-food, peraltro, ha già recepito tale normativa e si è impegnata a svolgere un ruolo importante e costruttivo nella promozione delle finalità del Codice e della sua corretta attuazione[7].

Le iniziative delle aziende sanitarie per favorire la diffusione dell’allattamento materno, anche se ci sono indirizzi e interventi dettati dal Ministero della Salute, sono spesso a macchia di leopardo e non avvengono in modo organico, per cui non sempre raggiungono gli obiettivi nonostante le risorse investite. Tutti gli interventi a favore dell’allattamento al seno dovrebbero avere degli indicatori che ne dimostrino l’efficacia ed evitare progetti senza un chiaro ritorno in termini di resa.

Il sostegno all’allattamento materno va favorito da politiche attente ai fabbisogni della donna, agevolando l’allattamento nei luoghi di lavoro e favorendo la nascita nei distretti sanitari e negli ospedali di gruppi di sostegno che aiutino le mamme soprattutto nelle prime settimane dopo il parto, quando più facilmente possono sorgere difficoltà che favoriscono l’interruzione dell’allattamento.

Bibliografia

[1] http://www.istat.it/it/archivio/141431

[2] http://www.who.int/nutrition/topics/exclusive_breastfeeding/en/

[3] SECTION ON BREASTFEEDING. POLICY STATEMENT. Breastfeeding and the Use of Human Milk. Pediatrics 2012;129:e827–e841

[4] http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_303_allegato.pdf

[5] Victora CG, Bahl R, Barros AJ, França GV, Horton S, Krasevec J, Murch S, Sankar MJ, Walker N, Rollins NC; Lancet Breastfeeding Series Group. Breastfeeding in the 21st century: epidemiology, mechanisms, and lifelong effect. Lancet. 2016 Jan 30;387(10017):475-90.

[6] Rollins NC, Bhandari N, Hajeebhoy N, Horton S, Lutter CK, Martines JC, Piwoz EG, Richter LM, Victora CG; Lancet Breastfeeding Series Group. Why invest, and what it will take to improve breastfeeding practices? Lancet. 2016 Jan 30;387(10017):491-504

[7] http://allattamento.sip.it/normativa/codice-commercializzazione-sostituti-del-latte-materno/