L’editoriale di Fanos apparso su JPNIM (1) traccia una lucida sintesi di 3 innovative traiettorie di ricerca in tema di latte materno: a) l’approccio metabolomico, b) il microbiota fisiologico e  c) le cellule staminali multipotenti.

a) Metabolomica

La Metabolomica è lo studio esaustivo e sistematico del set di metaboliti a basso peso molecolare presenti in un campione biologico. Il suo approccio funzionale e dinamico è  in grado di acquisire una “istantanea” del sistema biologico individuale e di delinearne il profilo fisio-patologico con altissima specificità del 100 % (2).

La prima, pionieristica indagine metabolomica sul latte materno risale appena al 2012, anno in cui il gruppo di Cagliari, diretto dal prof. Fanos, applicò allo studio del latte materno tecniche analitiche ad alta risoluzione quali la Risonanza Magnetica Nucleare (high resolution NMR ) e la cromatografia liquida-spettrometria di massa  (liquid chromatography-mass spectrometrye LC-MS o LC/MS).

Il latte materno e le formule per pretermine furono “scannerizzate” comparativamente nelle loro componenti glicidiche (lattosio e maltosio) e lipidiche (acido oleico e linoleico).  Studi successivi hanno fornito dati ulteriori, come il comportamento dell’acido docosaesaenoico e dell’inositolo in  corso di alcune terapie farmacologiche (decremento per chemioterapia anti-Hodgkin) e  la variazione delle quote di acidi grassi polinsaturi (aumento di  oleico, linoleico e acido palmitoleico) e  di colesterolo (riduzione)  in rapporto ai fenomeni di  “maturazione” del latte materno nel corso del primo mese postpartum.

b) Milk Oriented Microbiota

La presenza di microrganismi simbiotici nel latte materno è un’acquisizione scientifica, che ha ribaltato il precedente assunto di sterilità.

Il pattern microbico è impressionante sia per varietà  (almeno 200 specie batteriche facenti capo a 50 generi), che per volumi  (si calcola che un neonato assuma col latte materno da 100.000 a dieci milioni di batteri al giorno). Una quota di batteri proviene dall’intestino materno attraverso il “circolo batterico entero-mammario”.  Le cellule dendritiche intestinali svolgerebbero un ruolo chiave, regolando attivamente l’ingresso dei batteri attraverso le  giunzioni serrate intercellulari, facendo da carriers  sino ai linfonodi mesenterici. I microbi possono, in questa sede, rimanere vitali per diversi giorni e successivamente migrare verso la mammella. Il microbiota del latte materno viene attualmente indicato con l’ acronimo MOM (Milk Oriented  Microbiota) e, benché altamente individualizzato ed unico per ciascuna madre, presenta una distribuzione tassonomica tipica ed abbastanza stabile.

Streptococcus, Corynebacteria, Bradyrhizobiaceae, Staphylococcus, Serratia, Ralstonia, Propionibacterium, Pseudomonas e Sphingomonas sarebbero i gruppi più rappresentativi. I bififobacteri ed i  lattobacilli, benché  tipici e frequentemente isolati, sarebbero invece stati sopravvalutati.

Sul mosaico microbiotico influiscono alcune variabili cliniche come lo stato nutrizionale della madre (per esempio l’obesità) e il tipo di parto. In particolare, il T.C.  “elettivo”,  in cui è assente il travaglio di parto, sembrerebbe produrre le alterazioni più significative del MOM.

La composizione finale del microbiota intestinale risulta dalla combinazione di vari fattori fra i quali la nutrizione con latte materno. Una serie impressionante di dati conferma che il microbiota intestinale non si limita a intervenire sulla maturazione e la modulazione della risposta immune. Attraverso circuiti neurali, endocrini e immunologici, esso comunica con il sistema nervoso centrale (microbiota–gut–brain axis ) e svolge un ruolo nella regolazione dell’ansia, dell’umore, dell’ apprendimento, della percezione del dolore (3).  Altri importanti effetti a lungo termine sulla salute sono rappresentati dalla modulazione del rischio di obesità e di diabete.

c) Stem cells.

Le stem cells o cellule staminali multipotenti del latte materno costituiscono una affascinante popolazione cellulare, il cui studio potrebbe portare ad epocali applicazioni cliniche. Le attuali evidenze scientifiche ne testimoniano la capacità  di attraversare la barriera intestinale, raggiungere il sangue periferico del neonato allattato al seno (4) e localizzarsi in vari organi, fra cui timo, pancreas, fegato, sistema nervoso centrale.  Nei siti di destinazione le cellule staminali di origine materna andrebbero incontro a specifici processi di differenziazione, assimilazione e integrazione, che si completerebbero con la nascita di tessuti microchimerici madre/neonato (4).

Le cellule migrate entro la barriera ematoencefalica, nel caso di un insulto ipossico, potrebbero amplificare le possibilità riparative autologhe, differenziandosi in oligodendrociti, astrociti e neuroni (5).

Nell’ambito della medicina rigenerativa alcuni ricercatori hanno proposto il latte materno come candidato ideale al ruolo di “fonte non-invasiva di cellule staminali per scopi terapeutici”.

Conclusione

La ricerca scientifica consente una sempre più chiara comprensione del significato evolutivo e del valore del latte materno. Questo liquido biologico infatti sembra operare come un vero e proprio software epigenetico inserito nell’organismo individuale, che ne rappresenta l’hardware, intervenendo nell’attivazione e modulazione dei processi  fisiologici del neonato con conseguenze potenzialmente “life-long” sulla salute.

Il non allattamento quindi implica la perdita di innumerevoli benefici, tutti documentati scientificamente, per il bambino, per la madre  e per la società.

Il diritto di ogni bambino ad essere allattato (6) pone delle implicazioni etiche a carico degli operatori sanitari, che sono chiamati a sviluppare conoscenze, attitudini e competenze pratiche  efficaci a coprire il ruolo di promotori,  protettori  e positivi sostenitori (7).

 

Bibliografia

 

Fanos V. Metabolomics, milk-oriented microbiota (MOM) and multipotent stem cells: the future of research on breast milk. J Pediatric Neonatal Individual Med 2015;4(1):e040115 doi: 10.7363/040115 Received: 2015 Feb 17; published online: 2015 Mar 02

Fanos V, Van den Anker J, Noto A, Mussap M, Atzori L. Metabolomics in neonatology: fact or fiction? Semin Fetal Neonatal Med. 2013;18:3-12.

Cryan JF, Dinan T. Mind-altering microorganisms: the impact of the gut microbiota on brain and behavior. Nature Reviews Neuroscience 13, 701-712 (October 2012) | doi:10.1038/nrn3346

Klonisch T, Drouin R. Fetal–maternal exchange of multipotent stem/progenitor cells: microchimerism in diagnosis and disease. Trends in molecular medicine 2009; 15 (11): 510–518

Sani M,  Hosseini SM, MSalmannejad M, et al. ,Origins of the breast milk-derived cells; an endeavor to find the cell sources. Cell Biology International 2015; 39 (5) 611–618

Kent G. Child feeding and human rights. Int Breastfeed J. 2006;18;1:27

Davanzo R, Romagnoli C, Corsello G. Position Statement on Breastfeeding from the Italian Pediatric Societies (Commentary) Italian Journal of Pediatrics 2015; 41:80 DOI 10.1186/s13052-015-0191-x

 

Scarica l’articolo originale (in inglese)

 

Giuseppe Giordano
Referente Aziendale Promozione Allattamento al seno UOC Neonatologia UTIN
Ospedale Riuniti Villa Sofia – Cervello, Palermo