Elvira Verduci Pediatra, Ricercatore Universitario Ospedale San Paolo Dipartimento Scienze della Salute Università degli Studi di Milano

Elvira Verduci
Pediatra, Ricercatore Universitario
Ospedale San Paolo Dipartimento Scienze della Salute
Università degli Studi di Milano

La carie dentale è una condizione patologica con un forte impatto sulla salute pubblica che colpisce il 60-90% dei bambini in età scolare, con maggiore prevalenza nei bambini appartenenti a famiglie di bassa estrazione socio-economica (1). E’ una patologia caratterizzata da interazioni complesse, dipendenti da molti fattori, che si vengono a creare tra i batteri cariogeni della bocca e i carboidrati alimentari che portano alla produzione di acidi e alla demineralizzazione dei denti (2). Il dolore e l’infezione causati dalle carie dentali possono essere molto intensi e debilitanti per i piccoli pazienti influenzando negativamente la qualità della vita e la crescita staturo-ponderale dei bambini (3). Inoltre, le lesioni cariose comportano costi elevati per quanto riguarda l’assistenza sanitaria (4). La perdita precoce della dentizione decidua può determinare nel tempo problematiche di tipo odontoiatrico nella dentizione permanente.

Data l’estrema rilevanza di tale patologia, nel corso degli anni si sono indagatati i fattori che maggiormente possono costituire un rischio di sviluppare carie dentali. La possibilità che queste si sviluppino dipende, ovviamente, dalla presenza dei denti e aumenta con l’aumentare del numero dei denti decidui. I denti decidui che sono maggiormente a rischio nella prima infanzia sono gli otto incisivi (superiori e inferiori centrali e laterali), che cominciano a spuntare a sei mesi e terminano completamente l’eruzione a dodici mesi (5). Altri due fattori determinanti il rischio di carie sono l’età di colonizzazione e la carica batterica cariogena (ad esempio dello Streptococcus Mutans) a livello del cavo orale del lattante: una precoce colonizzazione e una carica batterica elevata si associano a un aumentato rischio di sviluppare carie dentali (6,7).

Per tali motivi, il ruolo dell’alimentazione del lattante come fattore di rischio è attualmente oggetto di ricerca. I fattori capaci di influire sullo sviluppo di carie dentarie possono essere: le modalità di allattamento, la durata e il tempo di inizio dell’alimentazione complementare.

Recentemente è stata pubblicata la prima revisione sistematica che valuta l’influenza dei diversi tipi di allattamento (allattamento vs alimentazione con formula) sullo sviluppo di carie nella prima infanzia. In tale revisione sistematica sono stati inclusi 7 studi (5 studi cross-section, uno studio caso-controllo e uno studio di coorte): 4 hanno mostrato che i bambini alimentati con formula hanno un maggior numero di lesioni cariose, i restanti tre studi, invece, non hanno trovato associazione. Inoltre, dalla metanalisi degli studi cross-section, presenti all’interno dello stesso lavoro, è emerso che i bambini allattati al seno sviluppano meno carie dentali rispetto ai bambini alimentati con formule (OR: 0.43; 95%CI: 0.23–0.80). Infine, tale studio conclude che le evidenze attuali indicano che l’allattamento può  proteggere dal rischio di sviluppare carie dentali nella prima infanzia (8). I risultati di tale studio, dunque, confermano la base biologica del ruolo protettivo dell’allattamento rispetto alla formula, dovuta alla presenza di Lactobacilli e altre molecole specifiche, come la β-caseina e le IgA secretorie, che inibiscono la crescita e l’adesione dei batteri cariogeni in particolare degli streptococchi orali, non presenti nel latte in formula (9, 10).

Per quanto riguarda la  relazione tra durata dell’allattamento e rischio di carie, in un grande studio di revisione sistematica con meta-analisi, comprendente 63 studi, è emerso  che i bambini allattati per un periodo inferiore a 12 mesi, hanno un rischio minore di sviluppare carie dentali. I bambini allattati per un periodo maggiore all’anno di vita, invece, mostrano un aumento del rischio di sviluppare lesioni cariose. Inoltre, è stato osservato, che tra i bambini alimentati al seno per un periodo superiore ai 12 mesi, i lattanti che si alimentano con poppate frequenti o notturne sono più suscettibili alla formazione di carie dentali. Tuttavia è da tenere in considerazione che fattori confondenti, come la quantità di zuccheri nella dieta oppure le pratiche di igiene orale applicate, non sono stati valutati negli studi attualmente disponibili. Non esistono, infatti, studi che hanno valutato il rischio di sviluppo di carie nei bambini di età maggiore all’anno di vita differenziandoli in base al tipo di alimentazione (alimentati al seno, con biberon, oppure nessuna delle due condizioni ma che consumano cibi e bevande zuccherine alternative al latte) o che abbiano analizzato le pratiche di igiene orale (11,12). Il ruolo protettivo dell’allattamento per un periodo di 6-11 mesi è stato confermato anche da un recente studio di coorte Thailandese su 556 bambini i cui dati sono stati raccolti attraverso un questionario ben strutturato offerto alle madri durante il secondo trimestre di gravidanza, a tre settimane dalla nascita e successivamente a 3, 12, 18, 24 e 36 mesi di vita. Tale studio, invece, non ha osservato un aumentato numero di carie dentali in seguito all’allattamento prolungato quindi oltre i 12 mesi (13).

Attualmente, quindi, risulta ancora poco chiaro quali sia la corretta durata dell’allattamento atta a prevenire la carie dentale. E’ però molto importante promuovere un’ottima igiene e salute dentale. Per tale motivo risultano necessari ulteriori studi. In modo particolare, occorrono studi che possano meglio chiarire il ruolo dell’allattamento dopo l’anno di vita che tengano in considerazione di fattori di confondimento legati all’igiene orale e all’alimentazione differente dal latte materno.

Bibliografia

  1. Disponibile Online://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs318/en/
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  3. Sheiham A. Dental caries affects body weight, growth and quality of life in pre-school children. Br Dent J 2006; 201: 625–6.
  4. Casamassimo PS, Thikkurissy S, Edelstein BL, Maiorini E. Beyond the dmft: the human and economic cost of early childhood caries. J Am Dent Assoc 2009; 140: 650–657.
  5. The American Dental Association. Tooth eruption: the primary teeth. J Am Dent Assoc 2005; 136: 1619.
  6. Takahashi N, Nyvad B. The role of bacteria in the caries process: ecological perspectives. J Dent Res 2011; 90: 294–303.
  7. Tanzer J, Livingston J, Thompson A. The microbiology of primary dental caries in humans. J Dent Educ 2001; 65: 1028–37.
  8. Avila WM, Pordeus IA, Paiva SM, Martins CC. Breast and Bottle Feeding as Risk Factors for Dental Caries: A Systematic Review and Meta- Analysis. PLoS ONE 2015; 10: e0142922.
  9. Danielsson Niemi L, Hernell O, Johansson I. Human milk compounds inhibiting adhesion of mutans streptococci to host ligand-coated hydroxyapatite in vitro. Caries Res 2009; 43: 171–178
  10. Holgerson PL, Vestman NR, Claesson R, Ohman C, Domellof M, Tanner AC, et al. Oral microbial profile discriminates breast-fed from formula-fed infants. J Pediatr Gastroenterol Nutr 2013; 56: 127–36.
  11. Tham R, Bowatte G, Dharmage SC, Tan DJ, Lau MXZ, Dai X, Allen KJ, Lodge CJ. Breastfeeding and the risk of dental caries: a systematic review and meta-analysis. Acta Pædiatrica 2015; 104:62-84.
  12. Victora CG, Bahl R, Barros AJD, França GVA, Horton S, Krasevec J, Murch S, Sankar MJ, Walker N, Rollins NC, for The Lancet Breastfeeding Series Group Breastfeeding in the 21st century: epidemiology, mechanisms, and lifelong eff ect. Lancet 2016; 387: 475–90.
  13. Nirunsittirat A , Pitiphat W, McKinney CM, DeRouen TA, Chansamak N, Angwaravong O, Patcharanuchat P, Pimpak T. Breastfeeding Duration and Childhood Caries: A Cohort Study. Caries Res. 2016; 50:498-507.