Riccardo Davanzo Neonatologo Responsabile Rooming-in/Nido Neonatologia e TIN IRCCS Burlo Garofolo, Trieste

Riccardo Davanzo
Neonatologo
Responsabile Rooming-in/Nido
Neonatologia e TIN IRCCS Burlo Garofolo, Trieste

E’ stata appena pubblicata dalla Cochrane una delle periodiche revisioni della letteratura, stavolta sull’efficacia del rooming-in nel  promuovere l’allattamento al seno (1).

Per rooming-in si intende quella pratica ospedaliera che prevede la gestione congiunta di madre e bambino nella stessa stanza della Maternità, senza separazioni o visite ad orario. Sappiamo che il rooming-in così inteso facilita il crearsi di un legame affettivo e rende possibile l’allattamento al seno tutte le volte, che il neonato sollecita nutrimento e permette un contatto più stretto con il padre e gli altri familiari.  Il rischio di infezioni neonatali risulta inferiore se il neonato rimane nella camera materna piuttosto una Nursery, dove avrebbe più frequente contatto col personale sanitario e con altri neonati. Il mantenimento del contatto madre-figlio favorisce la colonizzazione della pelle e del tratto gastroenterico del neonato da parte dei micro-organismi materni, che tendono a non essere di natura patogena e contro i quali agiscono gli anticorpi contenuti nel latte materno. La pratica del “rooming-in” riduce anche o elimina la necessità per il personale di portare i neonati dentro e fuori le camere materne, percorrendo talvolta lunghi tragitti all’interno dell’ospedale o della clinica. Inoltre il rooming-in consente al personale sanitario di cogliere con maggior tempestività i segni precoci di disagio materno nella gestione del proprio figlio. Studi osservazionali hanno infine documentato un rapporto fra rooming-in e successo dell’allattamento al seno.

Gli autori della Cochrane suddetta hanno considerato, secondo l’usuale metodologia delle metaanalisi, fra tutti gli studi pubblicati solo gli studi clinici randomizzati o quasi randomizzati. Un unico trial su 19 ha soddisfatto i criteri di inclusione decisi dagli autori. Questo unico studio condotto a San Pietroburgo mostra come a 4 giorni dal parto le coppie madre-bambino nel regime rooming-in presentassero una frequenza di allattamento più alta rispetto alle coppie gestite con separazione fra madre e bambino. La durata dell’ allattamento al seno esclusivo e la proporzione dell’”any breastfeeding”  (somma di allattamento al seno esclusivo e misto) a 6 mesi dal parto però non mostravao differenze significative fra i gruppi.

Gli autori concludono che vi sono scarse evidenze scientifiche per sostenere l’utilità o viceversa l’inutilità del rooming-in nel promuovere l’allattamento al seno. In altre parole, per sostenere con forza un rapporto positivo fra rooming-in ed allattamento servono nuovi studi scientifici di buona qualità, quindi altri studi clinici randomizzati (RCT).

Queste conclusioni sembrerebbero rappresentare la caduta di un mito, ma non è così. Pur essendoci bisogno di nuovi RCT per studiare i rapporti fra allattamento e rooming-in, non siamo invitati ora a tornare al passato, né autorizzati a riproporre i Nidi chiusi con visite ad orario.  La pratica del rooming-in del resto è interdipendente e condizionata da altri fattori quali l’informazione e l’aiuto forniti alle madri in tema di allattamento, la preparazione adeguata del personale sanitario, una risposta tempestiva da parte delle madri alle richieste alimentari del bambino, l’eliminazione o la riduzione dell’uso di supplementazioni alimentari non necessarie (soluzione glucosata e/o formula lattea),  Questo pacchetto di interventi combinati viene proposto negli ospedali amici del bambino ed ha una chiara documentazione di efficacia nell’innalzare i tassi di allattamento (2). L’Iniziativa Ospedale Amico del Bambino (BFHI) insomma, pur molto impegnativa nell’epoca di ristrettezze di organico del personale, funziona. Bisogna riconoscerlo e per quanto possibile sforzarsi di applicare i 10 Passi dell’UNICEF/OMS.

Stiamo attenti a non cogliere alibi per giustificare un disimpegno in un ambito organizzativo e culturale che invece chiama ad una continua sfida.

Stiamo attenti a non dedurre da una Cochrane messaggi che gli autori stessi non intendono lanciare. Avanti quindi, con convinzione, col rooming-in e mettiamo piuttosto in campo delle risorse per condurre nuovi trial.

Bibliografia

  1. Jaafar SH, Ho JJ, Lee KS. Rooming-in for new mother and infant versus separate care for increasing the duration of breastfeeding. Cochrane Database Syst Rev. 2016 Aug 26;8:CD006641. doi: 10.1002/14651858.CD006641.pub3. Review.
  2. Pérez-Escamilla R, Martinez JL, Segura-Pérez S. Impact of the Baby-friendly Hospital Initiative on breastfeeding and child health outcomes: a systematic review. Matern Child Nutr. 2016 Jul;12(3):402-17. doi: 10.1111/mcn.12294. Epub 2016 Feb 29.