verdQuest’olio su tela è stato realizzato nel 1916 da Gino Severini (1883-1966), pittore italiano di fama internazionale. Nel pieno della Prima Guerra Mondiale, anni di odio e di violenza, l’artista sceglie di raffigurare un’idea molto classica che è quella della maternità: una giovane donna borghese che nutre il suo bambino. Lo stile di quest’opera segna una brusca inversione di tendenza rispetto alle istanze d’avanguardia che si erano diffuse nella produzione pittorica precedentemente. Tale stile anticipa il “ritorno all’ordine”, la corrente artistica successiva alla prima guerra mondiale, che ripropone la centralità della tradizione, del classicismo e della fedeltà figurativa. Lo stesso artista scrive, nelle sue memorie, di essersi voluto rifare ai primitivi toscani.

L’idea della maternità raffigurata sembra molto naturale e semplice. Naturalezza e semplicità che nascono, tuttavia, da un rigoroso studio, così come lo testimoniano i diversi disegni preparatori, rappresentanti lo stesso soggetto. Pur essendo ritratta una donna con il suo bambino, l’attenzione di chi osserva il quadro ricade principalmente sulla donna. Il volto della donna è lineare, senza trucco, ciò che vuole rappresentare una bellezza reale e non artificiale. La donna raffigurata unisce elementi classici a quelli moderni: l’acconciatura dei capelli richiama uno stile classico, mentre la camicia indica un abbigliamento moderno. La semplicità esteriore della donna, contrasta con la complessità interiore. Il suo viso sembra pensieroso: gli occhi sono chiusi, la testa inclinata verso il basso, nessun sorriso. Il suo linguaggio del corpo è frenato: è seduta su uno sgabello, in una posizione non confortevole per allattare. Sembra che la donna non voglia trasmettere alcun tipo di emozione.

I colori del dipinto sono naturali e opachi, non vi è molta varietà. Le variazioni di colori che si osservano sono dovute alla presenza della luce: più fonti di luce che evidenziano le ombre e che aggiungono profondità alla pittura.

In quest’opera sembra che il pittore abbia raffigurato la moglie, Jeanne Fort e il figlio secondogenito Antonio, morto ancora neonato, motivo per cui traspare un’atmosfera cupa. Il quadro è sempre rimasto in proprietà dell’artista, sino a giungere nella sala a lui intestata nel Museo dell’Accademia etrusca di Cortona, città natale dell’artista.

 

A cura di
Elvira Verduci
Professore di Pediatria
Ospedale San Paolo Dipartimento Scienze della Salute
Università degli Studi di Milano